Le Prigioniere Politiche Palestinesi

Gli occhi vedono la luce…

nonostante il buio delle celle…

generazione dopo generazione…

Benchè il numero delle Prigioniere Politiche palestinesi sia considerevolmente minore dei periodi precedenti, giovani e donne vengono arrestate in continuazione, i loro bisogni specifici negati e i loro diritti violati costantemente.
Mentre la questione delle Prigioniere Politiche quasi scompare di fronte alle migliaia di prigionieri politici palestinesi, le loro condizioni sono certamente peggiori.
 Le prigioniere sono detenute in carceri che si trovano tutte fuori dal territorio amministrato dall’Autorità palestinese, questo in violazione dell’Articolo 76 della IV Convenzione Di Ginevra. Le celle sono piene di insetti (dagli scarafaggi, ai topi, a fastidiose piccole mosche), le lenzuola vengono cambiate raramente (puzzano quando si arriva in cella). Non ci sono supporti ginecologici, e nemmeno è possibile accedere a cure specialistiche. Per fare pressioni le donne palestinesi vengono a volte tenute in sezioni con criminal offenders in violazione dell’Articolo 85 Delle Nazioni Unite sulgli standard minimi per il trattamento dei prigionieri (Untired Prisoners shall be kept separated from convicted prisoners).

Alcuni dati

900 donne sono state arrestate dal 2000, 15000 dal 1967 al 2011, 3000 durante la prima Intifada, dal 1987 al 1994; 21 sono ancora detenute (Marzo 2014). Le carceri usate per detenerle sono tutte in territorio dell’entità occupante, in violazione all’articolo 76 della IV convenzione di Ginevra (Occupying Power must detain residents of occupied territory in prisons inside the occupied territory): Damon-HaCarmel (Carmel Mountain–Haifa), HaSharon (Tell Mond-Jafa), Neve Tirza Prison (Ramleh–al Quds), e i centri di interrogatori e transito di Kishon (Al-Jalameh–Haifa), di Salem, di Askelon e altri ancora.

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La vicenda della liberazione del criminale Shalit

Molte delle prigioniere palestinesi di cui ho parlato nel precedente dossier (erano 37 a Settembre) sono state liberate grazie all’azione della resistenza palestinese che è riuscita a ottenere il loro rilascio in cambio della liberazione del criminale Gilad Shalit, sequestrato nel 2006. Il 18 Ottobre 2011 veniva attuata la prima fase dell’accordo di scambio dei prigionieri. Su un totale di 37 donne, solo 27 sono state incluse in questa fase, nonostante l’accordo prevedesse la liberazione di tutte le prigioniere palestinesi nelle carceri dell’occupante.

Una seconda fase di rilascio dei prigionieri/e è avvenuta il 18 Dicembre 2011, e ha visto la liberazione di altre 6 palestinesi detenute, mentre altre 5 rimanevano in carcere (una non liberata nonostante avesse scontato tutta la condanna, poi infine liberata). Nel frattempo altre cinque donne palestinesi sono state arrestate, di cui una agli arresti amministrativi e appena liberata. Gli aspetti cruciali di questa vicenda sono stati il non voler rilasciare le prigioniere palestinesi con cittadinanza nei territori del ’48, per ribadire la completa sovranità ebraica su quei territori (seminando discordia e divisioni tra i palestinesi, e in violazione degli accordi), e le continue violazioni delle norme internazionali da parte dei sionisti, che hanno deportato alcune prigioniere in altri paesi, o nella Striscia di Gaza, quando il diritto internazionale vieta espressamente questo genere di allontanamenti forzati dal territorio occupato.
Pur resistendo, le detenute, tuttora in carcere, erano demoralizzate per le notizie contraddittorie sulla loro liberazione, sulla mancanza di comunicazione sulla loro sorte, sulle snervanti provocazioni dell’amministrazione che spesso comunica l’estendersi della detenzione pochi minuti prima dell’attesa liberazione.

Lo Shock mentale provocato dal loro mancato rilascio è stato doloroso e ha provocato rabbia e risentimenti dovuti alla convinzione di essere state abbandonate e ingannate da chi trattava. Le prigioniere si sono sentite come soffocare è come morte, come se i prigionieri del ’48 non facesseo parte del popolo palestinese. In seguito allo sciopero della fame intrapreso il 13-12-2011 come protesta, le guardie della prigione hanno fatto irruzione nelle loro celle, confiscando tutte le apparecchiature elettriche e vestiti.

Combattenti per la Libertà. Il contributo delle prigioniere

Il contributo delle donne palestinesi al movimento di liberazione nazionale, alla resistenza, alla lotta contro l’ingiustizia e l’oppressione è stato sempre un contributo significativo, importante, e per molti aspetti fondamentale e centrale. In differenti forme sono state sorelle, madri, compagne, esponenti della cultura, attiviste sociali e politiche, combattenti, martiri, prigioniere e vedove. Si sacrificano ogni giorno e attraversano, combattendo, la lunga strada per una vita e un domani migliore. Baciano i loroi figli ogni giorno, un bacio d’addio, senza sapere se li vedranno di nuovo! Poi con le loro lacrime, sperano di svegliarsi la mattina successiva e di guardarli mangiare la prima colazione che hanno preparato con amore per loro …Anche se attendono per lungo tempo la libertà, anche se la vita è dura, e anche se la morte intorno a loro è sempre in agguato, loro non rinunciano a lottare … non si fermano … continuano a lavorare e affrontare le difficoltà, per il loro paese, per la loro famiglia e per loro stesse … Sono insegnanti, proprio come i contadini che si prendono cura della loro terra, lo fanno con gli allievi dando loro il meglio, innaffiano con la conoscenza e l’amore la Palestina, fino a far crescere i buoni frutti. Ogni giorno lavorano duramente solo per vedere la luce della speranza, ma ogni notte si addormentano senza vederla! La loro determinazione è ben salda, e con i loro sacrifici danno luce alla speranza. Loro sono il nostro esempio, il nostro esempio di sacrificio, il nostro esempio di forza, il nostro esempio di speranza e il nostro esempio di amore … Così la storia della Palestina sarà la testimonianza della loro sofferenza, parlerà della loro grandezza e dei loro sacrifici … non bisogna dimenticarle perché sono preziose!

Delle 22 prigioniere attualmente detenute, una è condannata a 17 anni (Lina Ahmad Saleh Jarbuni, di Tira, nella Palestina Occupata del 48),

Sono prigioniere dall’età che varia dai 16 anni (Dima Mohammed Ali Sawahra ) ai 58 anni (Hajjeh Fathiyah Khanfar, ora agli arresti domiciliari) e sono ragazze, giovani donne, madri, donne anziane. Attualmente si trovano nella prigione di HaSharon,

La lotta delle detenute palestinesi

I tre principali periodi di arresti di massa di donne palestinesi si hanno avuti tra il 1967-1976, tra 1987-1994 e tra il 2000-2011, cosa che conferma il loro contributo nelle fasi più critiche della resistenza nazionale.
Nessun giorno è normale o standard per una prigioniera palestinese. Capita ogni giorno (lunedì, martedì, mercoledì….) che ci siano soprusi, angherie, sorprese che rendono ogni giorno un giorno di lotta e di resistenza. Non perdono mai tempo, sono organizzate e resistono come meglio possono di fronte alle grandissime difficoltà di ogni tipo (dalle  umiliazioni quotidiane, alle dure condizioni detentive, agli interrogatori violenti, alle sanzioni punitive di ogni tipo, alle perquisizioni violente delle celle, a quelle corporali, ai denudamenti, alle sentenze politiche militari, ai sequestri in detenzione amministrativa, all’isolamento e ai pestaggi).

Condizioni Detentive

Le condizioni detentive a cui sono sottoposte sono difficilmente sopportabili. Fanno la conta 4 volte al giorno, e bisogna presentarsi in piedi anche se malate, altrimenti isolamento individuale per una settimana, cosi per ogni altra protesta, e ogni altro sopruso. I loro diritti vengono violati senza alcun controllo. Anche quando la situazione sembra normale, non lo è affatto, in quanto le autorità occupanti permettono le visite solo ai parenti di primo grado (padri, madri, mariti, mogli, nonne, nonni, sorelle e fratelli) di età inferiore ai 16 anni o superiore ai 45 anni, ed è necessario un permesso (quasi mai concesso). Inoltre e vietato visitare i parenti in carcere a chiunque risulta condannato in qualche procedimento, o sottoposto a indagini, o segnalato dai servizi di sicurezza. Quando sono possibili queste visite, la procedura è complicata e snervante: per esempio, bisogna cambiare autobus a numerosi checkpoints, aspettando molto tempo, e per questo bisogna partire alle 4 di mattina. Fino al carcere ci sono 100 Km, ma si arriva alle 14 del pomeriggio quando va bene. La visita dura 45 minuti, ma bisogna aspettare sia prima che dopo i colloqui un sacco di tempo. I visitatori vengono trattati come criminali. Gli si urla, umilia, vengono sottoposti a controllo completo dei loro beni e costretti ad aspettare per ore fuori dal carcere. Il colloquio avviene dietro vetri, parlando al telefono, e il trattamento dei parenti da parte delle guardie è sempre brusco, umiliante, fatto di urla e spintoni. Alle 21 c’è l’autobus per tornare, e quindi si rientra a casa a circa mezzanotte.

Scioperi Della Fame

Gli scioperi della fame e le lotte delle prigioniere sono continui; basti ricordare lo sciopero della fame del 1984, durato 18 giorni, quello del 1992 durato 15 giorni, quello del 1996 durato 18 giorni e quello del 1998 per un periodo di 10 giorni. Il 9 Ottobre 2011 per oltre 20 giorni e il 13 Dicembre 2011 per due settimane, le 5 donne detenute a HaSharon hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare per la loro non liberazione e per la minaccia di trasferimento in un carcere con prigioniere comuni.

La Strategia Sionista

La strategia sionista è quella di arrestare sempre più donne, sopratutto parenti di prigionieri o prigioniere, per brevi periodi, senza accuse, e sottoporle a pesanti interrogatori, per poi essere rilasciate. Gli arresti possono durare dagli 8 giorni a diversi mesi, del tutto arbitrariamente. E’ un fenomeno quasi invisibile, se non a chi si occupa costantemente di prigioniere, dei loro parenti, amici e associazioni. Vengono sottoposte a pesanti interrogatori, molto violenti sia fisicamente che psicologicamente, con percosse, minacce personali, alla famiglia, agli amici, offese per sfruttare elementi tradizionali, religiosi e famigliari, sociali in modo da indebolire la resistenza delle prigioniere dl punto di vista fisico e psicologico, con l’intento di impedire che in futuro possano condurre una vita normale.

Condizioni Igeniche

Le condizioni igieniche in cui si trovano le detenute sono disastrose, ed è negato l’accesso a trattamenti sanitari adeguati. Il medico – che in nessun caso parla arabo – termina il suo turno alle quattro del pomeriggio e resta solamente l’infermiera per prescrivere antidolorifici. Tra le 36 donne che erano rinchiuse nelle prigioni ebraiche, alcune sono malate e si sono aggravate in carcere per mancanza di cure specialistiche (tumori al seno o all’utero, visite ginecologiche, problemi renali, di cuore, etc.). Le autorità carcerarie rifiutano categoricamente di concedere loro tale diritto, fornendo solo un medico generico che altro non fa che dare tranquillanti (pastiglie di Alkamol). Nel caso di emorragie interne o gravi complicazioni, le autorità di occupazione sono molto restie concedere cure specialistiche, a meno che la detenuta non appaia fisicamente molto stremata o sofferente.

L’Istruzione

Anche l’istruzione viene utilizzata come arma di punizione in prigione. Secondo il dittato dell’UNESCO, tutti i prigionieri hanno il diritto di partecipare alle attività culturali e ricevere un’istruzione allo scopo di permettere un successivo reinserimento. Le amministrazioni penitenziarie si riservano il diritto di proibire molti dei corsi universitari, lasciando disponibili pochi corsi in università ebraiche aperte, ma più spesso annullano o revocano tale diritto sulla base delle ragioni di sicurezza. L’istruzione primaria e secondaria è ridotta a una media di due ore la settimana di lezione, quando permesso, senza alcuna distinzione per classi e per età.

Proteste, Isolamento, punizioni

Le proteste sono inoltre punite duramente, con perquisizioni notturne violente nelle loro celle, confisca delle apparecchiature elettriche, dei giornali e dei libri. All inizio del 2011 in seguito alla loro solidarietà espressa a Linan Abu Ghulumeh (in sciopero della fame), un gruppo di prigioniere (Jayusi, Woroud,Ghanimat e Qaraja) sono state punite con la sospensione delle visite, l’interdizione dalla spesa per un mese, la sospensione dell’elettricità nelle celle e l’accesso all’aria per tre giorni. Attualmente migliaia di prigionieri e prigioniere palestinese e internazionali stanno portando avanti uno sciopero della fame senza fine per protestare contro la Detenzione Amministrativa.

La Detenuta che ha passato più anni in carcere

La Compagna Souna al-Rai, di Qalqilia è stata la detenuta palestinese da più tempo nelle carceri sioniste. Rilasciata dopo 12 anni di carcere il 26/09/2008. E’ sorella del Martire Ibrahim al-Rai, membro del PFLP, ucciso dai servizi segreti sionisti il 13/Aprile/1988, durante l’interrogatorio nel quale si è rifiutato di fornire qualsiasi informazione, nonostante varie torture, tra le quali l’arresto della sorella Souna per oltre un mese. Souna è stata accusata di un operazione militare fatta in nel 9 anniversario dell’uccisione del fratello, nella quale ha ferito un soldato sionista al Ponte di Allemby (Al-Karama crossing). Ha passato molti anni in confinamento solitario (isolamento) nelle peggiori sezioni, senza poter ricevere visite. Da quando aveva 16 anni, è attiva nel FPLP e nell’Union of Palestinian Women’s Committees di cui è un simbolo della Resistenza. Oggi la detenuta palestinese da più lungo tempo nelle carceri sioniste è Lina Ahmad Saleh Jarbuni, arrestata il 15 Aprile 2002. e condannata a 17 anni, confinata da 10 anni. Aveva 27 anni al momento dell’arresto, è di Tira, nella Palestina Occupata (come chiamiamo noi i territori del 48).

Sul ruolo della Croce Rossa

La ICRC è presente in Palestina sotto il mandato della Convenzione di Ginevra, per verificare che siano rispettati i diritti dei detenuti e che vengano rispettate le leggi internazionali a riguardo. Nonostante ciò, la ICRC è presente come servizio in tutte le carceri sioniste, dove questi diritti vengono violati costantemente, e in primo luogo quello di ricevere visite, pacchi lettere o ricevere versamenti in denaro da parte degli avvocati.
Ogni palestinese che vuole visitare un parente imprigionato deve passare dagli uffici dell’ ICRC per ricevere il permesso di entrata o vuoi anche solo per i pullman delle visite organizzati sempre dall’ ICRC. Inoltre, come già accennato, c’è un oltraggioso divieto per le visite ai famigliari tra i 16 e i 45 anni. Le ex detenute, i parenti (in particolar modo donne e bambini, ogni Lunedì, da sei anni), le associazioni dei prigionieri e gli organismi per i diritti umani hanno più volte protestato contro il ruolo collaboratore della CRI, chiedendo di smettere di distorcere la loro professione, di smettere di disprezzare la sofferenza delle detenute, di abbandonare il ruolo di semplice spettatore (che è invece un ruolo di collaborazione), di intervenire urgentemente per assicurare loro i bisogni fondamentali e il rispetto dei loro diritti, e di non rubare le orecchie e gli occhi del mondo, senza poi muovere neanche un dito.

Il direttore Generale del comitato internazionale della Croce Rossa, Yves Daccord, si è dimostrato preoccupato quasi esclusivamente per le sorti di Shalit, e mai ha speso una parola per i detenuti palestinesi. Le pressioni su Gaza non hanno accennato a diminuire dopo l’ultimo massacro, e recentemente sono state varate nuove misure per fare pressione sui detenuti, e in particolare viene negato loro il diritto allo studio e sono continue le misure punitive.

Le 22 Prigioniere Politiche Palestinesi ancora in carcere

01.) Lina Ahmad Saleh Jarbuni لينا احمد صالح جربونى
Nata nel 1974, arrestata il 18/04/2002, condannata a 17 anni, e attualmente detenuta a HaSharon. Di Arabeh Bathouf, nella palestina occupata (territori del 48), ha 8 sorelle e 9 fratelli. Durante l’arresto hanno torturato il fratello e minacciato di fare la stessa cosa con sua madre se non avesse firmato una confessione. Arrestata, è stata sottoposta per 30 giorni a pesanti interrogatori nel centro di Jalama, con privazione del sonno, isolamento in celle fredde e umide, forme di tortura psicologica accommpagnate da insulti e abusi verbali. E’ la rappresentante delle detenute, loro punto di riferimento e insegnante per quanto riguarda la lingua ebraica, che parla correttamente. Accusata di aver fornito carte d’identità false e appartamenti in affitto a membri della resistenza palestinese. Sostanzialmente l’accusa è di contatti con il nemico e di aver aiutato elementi ostili allo stato ebraico e agli ebrei. Soffre di gonfiore e dolore ai piedi, oltre a mal di testa cronico (emicrania). Non le vengono fornite cure deliberatamente.
Il 13 dicembre ha attuato uno sciopero della fame con altre 3 prigioniere palestinesi chiedendo di non cedere alle condizioni dei sionisti di non includere i nomi dei prigionieri del ’48, perché questo indebolirebbe la transazione, dividendo il popolo palestinese. I detenuti del ’48 vengono processati da tribunali civili, mentre i palestinesi dei territori vengono processati da tribunali militari.  Ha scontato ben 12 anni della pena, superando i 2/3 della condanna, ma non viene comunque rilasciata.

02.) Nawal Al Saadi نوال السعدي
Nawal Al Saadi , 53 anni , di Jenin .
Ex prigioniera arrestato prima volta il 19 maggio 2008 , per 18 giorni nel centro interrogatori di Jalama , la seconda il 05/05/2011 , e la sua terza su 05.12.2012. Il 1 ° settembre del 2013, è stata portata alla corte , tutto il giorno in condizioni dure e umilianti : messa in un cellulare dalle 7:30 alle 17:30 , le mani e le gambe ammanettate durante tutto il tempo nel veicolo . Le guardie l’hanno trasferita da un cellulare a un altro per tutto il tempo. Nei veicoli l’aria condizionata non funzionava e il caldo estivo era insopportabile ( più di 30 gradi C ) . Alla fine , il processo è stato rinviato e lei non è nemmeno entrata nel tribunale .
È stata condannata a 20 mesi di reclusione e 10.000 shekel da pagare .
Moglie del prigioniero politico palestinese Sheikh Bassam Saadi , detenuto ormai tre anni ( 05/05/2011 ) in detenzione amministrativa nel carcere di Ofer e accusato di essere il leader della Jihad islaica Jenin . Madre di sette figli , due sono stati portati via durante l’ assalto al campo profughi di Jenin nel 2002. Due dei suoi fratelli sono martiri .

03.) Dunia Wakid دنيا واكد
Dunia Wakid , 27 anni, arrestata il 13/05/2013 .
Il suo avvocato Taghreed Jahshan, non ha potuto vederla per 34 giorni. Questo è uno dei periodi più lunghi durante il quale si è impedito al detenuto di incontrare il suo avvocato.
Ha preso il diabete in carcere. Detenuta a Hasharon.

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04.) In’am Abdul Jabbarel Hasanat  إنعام الحسنات 
In’am Abdul Jabbarel Hasanat , 31 anni, di Deisha, Betlemme, ex prigioniera su cui però non ho informazioni ma mi ricordo del suo primo arresto.
E’ stata arrestata per resistenza a un posto di blocco di fronte a un soldato del regime di occupazione, il 4 Settembre 2012. Il suo arresto è stato molto violento: picchiata duramente, è stata poi portata nel famigerato centro di interrogatori Mosqobiya (Russian Compound), dove vi è rimasta un mese prima di essere trasferita a Hasharon. Nel febbraio 2013 è stata condannata a due anni di carcere e una sanzione estorta di 1000 Shekels ( 270 dollari). Purtroppo non ho sue foto

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05.) Intisar Al Sayd انتصار الصياد

Intisar el Sayd, di Jerusalem, 38 anni, madre di 4 figli, arrestata il 22 Novembre 2012 e interrogata nel famigerato Russian Compound (Mosqobiya) detention center.
Il 4 Febbraio trasferita alla prigione di Hasharon.
Il 3 Marzo 2013,è stata condannata a due anni e mezzo (20 mesi) e un anno sospeso per 3 anni. L’accusa è aver fatto due graffi a un soldato del regime d’occupazione (Accoltellamento, loro replicano per accusarla)

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06.) Naheel Abu ‘Aysha نهيل أبو عيشة
Naheel Abu ‘Aysha, anche lei di Hebron, 35 anni.Famosissima, unica donna della regione ad aver messo in piedi una tenda in solidarietà con i prigionieri, insegnante.
E’ stata arrestata nella sua casa, di notte, il 14 marzo 2013. Le autorità del carcere di Hasharon, le hanno rifiutato di ricevere i suoi indumenti fino a oggi. Ha i vestiti solo grazie alla solidarietà delle altre prigionieri che tramite i loro famigliari glieli hanno fatti avere

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07.) Alaa Abu Zeitun آلاء زيتون 
Alaa Abu Zeitun, 22 anni, di Nablus (Asira), studentessa universitaria, rapita dalle forze d’occupazione il 09/02/2013 al posto di blocco di Hawara tra Nablus e Ramallah, mentre si recava a Al-Quds Open University di Nablus.
Le autorità carcerarie le proibiscono di ricevere pacchi, l’abbigliamento e alcuni tutte le cose necessarie di quando si viene arrestati. La sua detenzione è stata estesa più volte con il pretesto di stare riconsiderando l’arresto.

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08.) Tahreer Al Qany تحرير القني 

Tahreer el Qanye 30 anni, compagna carissima, sarta, arrestata il 12 maggio 2013 in casa sua assieme al fratello. Sottoposta a pesanti interrogatori al momento del suo arresto nel carcere di Askelon, per giorni e notti. Posta in isolamento in quel carcere fino al 28 Maggio. Ora si trova a Hasharon

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09.) Mona Q’aadan منى قعدان

Mona Q’aadan , 41 anni , di Arabeh , distretto di Jenin , ancora senza processo. Arrestata per la prima volta 15 Febbraio 1999 , in un ceckpoint vicino a Jenin , è stata sottoposta a pesanti interrogatori per 30 giorni . In segno di protesta ha portato avanti uno sciopero della fame per tutti i 30 giorni. Poi è stata rilasciata.
Il 14 Settembre 2004 , durante la notte , in un raid dell’esercito di occupazione nella sua casa di Jenin , è stata arrestata assieme a uno dei suoi fratelli. Senza nemmeno farla parlare, è stata portata nel carcere di Hasharon e condannata a 18 mesi , senza nessuna accusa.
Nel 2005 Mona ha sposato un palestinese dei territori del ’48, Ibrahim Hassan Agharbieh , condannato all’ergastolo . Era la prima volta che una palestinese della Cisgiordania sposava un palestinese del ’48 durante la detenzione
Il 2 agosto 2007, quando aveva 37 anni , è stata nuovamente arrestata e posta agli arresti amministrativi, due volte rinnovati. E’ stata rilasciata il 18 Luglio 2008
Nel frattempo in carcere c’erano anche tre dei suoi fratelli , Tareq , Mu’awya e Mahmud .
Il 31 maggio 2011, quando aveva 40 anni , è stata arrestata di nuovo a casa sua , in un raid notturno, e portata alla sezione 2 del carcere di Hasharon , con i criminali comuni, ma in isolamento , con poco cibo pessime condizioni igieniche . Ogni giorno è stata portata a Salem e jalameh ( due famosi centri di interrogatorio / tortura ) e sottoposta a gravi intimidazioni .
Il 11 luglio 2011 ha fatto uno sciopero della fame a oltranza , ed è stata poi trasferita nel carcere di Damoon .
Il 19 luglio , infine, ha concluso il suo sciopero della fame , dopo essere stata trasferita alla sezione dei prigionieri politici palestinesi in Hasharon .
Ogni volta che è stata arrestata, le forze di occupazione le hanno impedito di portare con lei i vestiti, e alla sua famiglia e gli oggetti e i vestiti utili in carcere. Sua madre è morta il 22 Luglio 2011, e non le hanno dato il permesso per andare al funerale. .
Rilasciata solo con il rapimento / scambio con Shalit , ma solo durante la seconda fase del rilascio dei prigionieri (assieme alle ultime 6 che il regime di occupazione non voleva lasciare ) il 18 dicembre 2011 .
Ma la sua gioia è stata di breve durata , perché è stata arrestata di nuovo per la quinta volta , 13 Novembre, 2012 , e messa nuovamente agli arresti amministrativi e di isolamento . Il suo processo è stato rinviato più volte. Quando finalmente ha potuto avere notizie, ha saputo dello sciopero della fame del fratello (80 ° giorno ) , e senza pensarci troppo ha iniziato uno sciopero della fame per sei giorni . Grazie a questa lotta il fratello di Mona è riuscito a ottenere il non rinnovo degli arresti amministrativi .
Fino a oggi, forze di occupazione hanno rinnovato gli arresti amministrativi di Mona per 12 volte , e questo è il 15 mese della sua detenzione !

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10.) Ayat Mahfoz, ديمة محمد علي السواحرة

Ayat Mahfoz, 21, di Hebron, arrestata il 08/09/2013, in Shuhada Street. Ora si trova nella prigione di Hasharon. Le sue condizioni di prigionia non si conoscono e la sua famiglia non la vede dal giorno dell’arresto
L’occupazione inventa ostacoli alle famiglie dei prigionieri negando le visite, per ragioni mai spiegate.

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11.) Dima Mohammed Ali Sawahra, ديمة محمد علي السواحرة

Dima Mohammed Ali Sawahra, 16 anni, arrestata con la falsa accusa di voler accoltellare un soldato nella città vecchia di Gerusalemme il 03/01/2014.
I genitori hanno appreso la notizia dell’arresto di loro figlia da vicini e parenti, e non ha ricevuto alcuna comunicazione da parte della polizia per dirgli dell’arresto, ne dove fosse detenuta. ”
Agenti della polizia di frontiera, accompagnati dall’ esercito d’occupazione hanno fatto irruzione nella loro casa pochi giorni dopo, sequestrando il computer portatile della famiglia.

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12.) Rana Abu Kweek رنا أبو كويك

Rana Abu Kweek (30 anni), madre di 4 figli, del campo profughi di Amari (Ramallah), arrestata nella notte del 25/11/2013. È stata detenuta nel centro di detenzione di Ashkelon e trattata molto violentemente, lasciandole forti dolori. E’ stata sottoposta a perquisizioni umilianti e colpita nello stomaco.con il metal detector che usavano Quando hanno finito la perquisizione le hanno preso i vestiti gettandoli in un angolo della cella  e obbligato la ragazza a uscire nuda. Rana, tuttavia, ha rifiutato di lasciare la cella. Le guardie carcerarie durante la detenzione hanno messo una detenuta spia nella sua cella, per cercare accuse contro di le. Ora si trova nel carcere di Hascharon e condannata a otto mesi e una multa di cinquemila shekel

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13.)Zainab Mohammed Juma Abu Mustafa زينب أبو جمعة

Zainab Mohammed Juma Abu Mustafa, di Balata (Nablus), arrestata il 20/11/2013. Lei è un ex prigioniera durante il periodo 2006-2009, ma non ho informazioni più precise da dare. Si trova nella prigione di HaSharon, senza accuse, senza processo

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14.) Falstine Najam  فلسطين نجم

Di Nablus, studentessa di inglese all’università Al-Najah della sua città. E’ stata arrestata il 13/11/2013 Ora si trova a Hasharon senza accuse e senza processo

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15.) Maram Hasounah مرام حسونة

Maram Hassouna, 19 anni, da Rafidia (Nablus), arrestata nei pressi di Tulkarem il 30/11/2013. Lei è una studentessa presso l’Università Al Najah ed è stata arrestata menntre giocava con alcuni fuochi d’artificio. Era in visita casa di suo nonno a Tulkarem, accompagnata dalla madre, e dopo la fine della visita è stata arrestata.
Ora detenuti in prigione Hasharon, nessun processo, nessuna accusa.

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16.) Weaam Samiah Aseedh وئام سميح عصيدة

22 anni, del villaggio di Tal a sud ovest di Nablus. Studentessa universitaria, è stata arrestata al checkpoint di Za’atara il 11/11/2011 con l’accusa di voler accoltellare un soldato e fermata per ore prima di essere trasportata al centro interrogatori.

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17.) Sireen Isawi شيرين العيساوي

Sireen Isawi, 36 anni nel 2014, arrestata il 21 Aprile 2010.
E’ un avvocato di Gerusalemme (Mount Scopus) ed è stata detenuta a HaSharon
Arrestata e messa in un cellulare con detenute comuni, e stata pestata
da queste. Arrivata a Neve Tirza Prison (Ramleh) incappucciata e legata,
e stata malmenata dalle guardie carcerarie dell’unità Nahshon (i GOM sionisti). E’ stata un mese in isolamento e sottoposta a interrogatori intensivi. L’accusa è di aver gestito conti finanziari di Hamas. Assieme a lei e altri sono stati arrestati due suoi fratelli, Madhat (36) detenuto a Gilboa, e Raafat detenuto a Shata.
Lberata il 22-04-2011 assieme a i suoi due fratelli, è tenuta costantemente sotto osservazione.
Talmente sotto controllo che il 06/03/2014 è stata nuovamente arrestata assieme a altri due fratelli, di cui uno appena scarcerato

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18.) Reem Hamarsheh شيرين العيساوي

Lui, Adnan Yassin Hamarsheh (49 anni), lei Reem Hamarsheh (40 anni), entrambi di Jenin, il loro arresto è stato esteso per la quarta volta.
Lui, portavoce dei prigionieri, lavora per diverse organizzazioni che li supportano, ha passato otre 10 anni in carcere, arrestato nel 2003, rimase in detenzione amministrativa per un periodo di 5 anni  Stava tornando dalla Giordania dove si curava un ictus, di cui porta ancora pesanti conseguenze.
Arrestati il 16/02/2014

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19.) Anin Abu Aisha حنين أبو عيشة

20.) Ahlam Issa أحلام عيسى

21.) Rasmiyya Balawna رسمية بلاونة

22.) Maison Abdul Jalil Mohammed Sweiti  محمود عبد العزيز السويطى

Le 27 Prigioniere palestinesi scambiate con il criminale Shalit

01.) Amneh Jawad Ali Mouna  عبد الجواد منى
34 anni nel 2012, Fatah. Detenuta dal 19/01/2001 e condannata all’ergastolo.

Di Ramallah (Bir Naballah), docente universitario in giornalismo, era detenuta ad AdDamon. Accusata di partecipazione al rapimento di un soldato, culminato con la sua esecuzione.

Tareq Muna, uno dei suoi tre fratelli, è molto attivo nel sostenerla.

Era la seconda donna da più lungo tempo nelle carceri sioniste. Meriterebbe un dossier tutto suo per quante ne a subite. Un articolo un po datato lo si trova su Senza Censura N.12 03/2003, quando Amineh era portavoce delle detenute e veniva picchiata e messa in isolamento incontinuazione. http://www.senzacensura.org/public/rivista/sc03_1212.htm

In sostanza nel 2003 quando si trovava a Neve Tirza in isolamento da due anni, con mani e piedi legati, le guardie le hanno gettato acqua bollente addosso, e invece di condurla in ospedale l’hanno messa in isolamento. Le autorità d’occupazione le hanno proibto di continuare i suoi studi, e di ricevere visite dai parenti. Ha portato avanti lotte nel 2006, quando in cinque erano state trasferite nella sezione di sicurezza di Neve Tirza, trovando la solidarietà di molte detenute (all’epoca un centinaio). Trasferita un mese al Kishon Detention Center (Jalame), ha portato avanti uno sciopero della fame pure li per tutto il mese (a partire dal 13 settembre 2006). In quel periodo è stata poi in isolamento per almeno 17 mesi a Neve Tirza, 23 ore in una cella piccolissima (2m x 2.5m). Ha portato avanti uno sciopero della fame dal 28 Ottobre al 22 Novembre 2007 e ancora dal 15 Dicembre al 6 Gennaio finendo 4 giorni in ospedale per essere alimentata a forza. Trasferita di nuovo a Kishon, c’è stata poco per essere riportata a AdDamon.Soffre di dolori alla schiena molto forti e necessita di un’operazione. Liberata, è stata espulsa in Turchia, unica donna degli undici deportati in quel paese. Semiran, la madre 66 enne la andrà presto a trovare inturchia.

http://www.youtube.com/watch?v=YKCPXFFlRIo&feature=channel_video_title

02.) Ahlam Aref Shihadeh At-Tamimi احلم عارف التميمي
32 anni nel 2012, Hamas. Detenuta dal 14/09/2001. Condannata a 16 ergastoli + 20 anni + 6 mesi. Nata a Zarqa in Giordania, è del villaggio di Nabi Saleh a Ramallah ed è stata detenuta AdDamun. Ha studiato Giornalismo all’università di Bir Zeit. Moglie di un Prigioniero politico palestinese, Nizar at-Tamimi, che doveva scontare una condanna all’ergastolo ed era detenuto a BeerSheba (liberato in cambio si Shalit dopo 18 anni di carcere). Famose e sue dichiarazioni rese alla corte il giorno della sua condanna: ”Io non riconosco la vostra legittimità e quella di questa corte, io non voglio dirvi il mio nome o la mia età o il mio sogno, mi presentano e mie azioni che voi conoscete bene .. si vede in questa corte in collera, la stessa rabbia che è nel mio cuore e ancora più grande nel cuore del popolo palestinese, e se lei ha detto che non ho un cuore o un senso umanità …allora avete un cuore voi? Dove erano i vostri cuori quando si uccidevano i bambini di Jenin, Rafah, di Ramallah?” Liberata è stata deportata in Giordania.

03.) Sana’ Mohammad Husein Shehadeh سناء محمد حسن شحادة
37 anni nel 2012, della Jhad Islamica, detenuta dal 24/05/2002 e condannata a 3 ergastoli + 31 anni. Del villaggio di Shu a Gerusalemme e detenuta a HaSharon. Programmatrice informatica. Liberata è tornata a casa, ma le è stato impedito di uscire dalla Cisgiordania.

04.) Du’a’ Ziad Jamil Al-Jayyous ودعاء زياد الجيوسي
34 anni nel 2012. Detenuta dal 07/06/2002 e condannata a 3 ergastoli + 32 anni.Accusata di far parte del FPLP e stata arrestata da un enorme forza militare (elicotteri, carri armati, mezzi blindati e Jeep). E’ di Tulkarem ed è stata detenuta a AdDamon. Il suo unico fratello non ha avuto mai il permesso di visitarla e si è sposato recentemente; le hanno pure rifiutato il permesso di fargli gli auguri per telefono. Liberata il 18 Ottobre 2012 è tornata a casa
05.) Qahira Said As-Sa’di قاهرة سعيد السعدي

36 anni nel 2012, detenuta dal 30/05/2002 e condannata a 3 ergastoli + 30 anni.Accusata di fare parte dei martiri di Al Aqsa, di reclutamento e contrabbando di armi nonché della fabbricazione di esplosivi. Condannata inizialmente a 5 ergastoli, poi ridotti, ha dichiarato il giorno della sua sentenza: “è un arbitro ma è stata per me una pronuncia normale. E ‘ il mio diritto di resistere all’occupazione e questa Corte è un vuoto giuridico, invalido come la vostra occupazione lo è”.

Di Jenin era detenuta a HaSharon. Madre di 4 bambini, ha visto la sua casa distrutta nell’incursione del 2004. Arrestata al Qalandiya checkpoint (Ramallah) è stata interrogata pesantemente (mancanza di sonno, minacce, pressioni nervose, abusi) per per 30 giorni e tenuta in isolamento oltre tre mesi.

Nawal Al Sa’ady, sua sorella, è sposata con un detenuto della Jhad islamica e ha visto due suoi figli (Ibrahim e Abdul-Karim) uccisi dai sionisti; e’ stata arrestata a un posto di blocco il 10 Aprile 2009 a Nablus e interrogata per 18 giorni;Condannata a 6 mesi di Detenzione Amministrativa, che le è stata rinnovata tre volte (ora è libera). Suo padre e suo fratello pure si trovavano (e forselo sono ancora) in carcere. Le autorità d’occupazione proibiscono ai suoi parenti di farle visita. Soffre di mal di denti, e le autorità d’occupazione si rifiutano di dare il permesso al dentista messo a disposizione dall’associazione Yusef Al Sadeq (prisoners support association) sulla base di pretesti assurdi. Liberata è tornata a casa ma le autorità dell’occupazione l’hanno minacciata che se avesse detto o fatto attività contro l’occupazione l’avrebbero arrestata nuovamente.

06.) Sumoud Yaser Hasan Karajeh  صمود ياسر كراجة
24 anni nel 2012, di Safa (Ramallah), detenuta dal 25/10/2009 sotto processo e rischiava 17 anni di carcere, ne ha poi presi 20. E’ di Safa (Ramallah) ed era detenuta a AdDamun. E’ una studentessa di Scienze Sociali ed è stata arrestata in modo violento al checkpoint di Qalandya. Picchiata è stata portata al Mosqobiya (Russian Compound -Jerusalem) per essere interrogata. Doveva apparire in tribunale il 9 Novembe 2010, ma il giorno prima è stata portata a Neve Tirza (Ramle) dove si è rifiutata di farsi spogliare per essere perquisita. Picchiata è stata poi messa in una cella d’isolamento sporca e piena di scarafaggi senza bagni, nell’ala delle prigioniere comuni. Soffre di un forte mal di denti, e di altri problemi. Liberata è tornata a casa.

07.) Latifa Mohammad Mahmoud Abu Dhira’ لطيفة محمد أبو ذرا

48 anni nel 2012, detenuta dal 08/12/2003 e condannata a 25 anni. Divorziata, suo marito si è risposato con consenso. E’ del campo profughi di Balata (Nablus) e si trovava detenuta a HaSharon. Arrestata di notte in casa, è stata interrogata a Hawara per 4 giorni, bendata e legata, (soffre di diabete, anemia e pressione bassa), e infine portata in ospedale dove vi è rimasta 15 giorni. Dopo un altro interrogatorio è stata trasferita a Telmond, dove non ha ricevuto adeguate cure, e per questo ricoverata in stato di incoscienza a causa della bassa pressione. Suo padre è stato ucciso dai sionisti nel 1968 mentre stava difendendo suo figlio dalle botte dei soldati durante un coprifuoco. Oggi suo fratello, arrestato a 14 anni, è in carcere condannato a 8 anni e mezzo. Gli altri due suoi fratelli hanno pure loro scontato molti anni di prigione. Suo figlio maggiore ha finito da poco di scontare tre mesi di detenzione amministrativa, e vive a Tulkarem. Il più piccolo non la vede da quando aveva 3 anni. Madre di 7 ragazzi è considerata detenuta pericolosa e per i suoi numerosi tentativi di evasione ed è stata più volte messa in isolamento punitivo, dove ha portato avanti diversi scioperi della fame vittoriosi. Ogni volta che usciva dalla cella le venivano legate le mani e i piedi. Per questo nel Giugno 2009 ha iniziato diversi scioperi della fame, finendo infine in una cella, guardata con una telecamera 24 ore su 24. Le è proibito comprare allo spaccio e vedere la televisione. Dopo altre proteste, alla fine le è stato permesso di andare all’aria senza essere legata. Soffre di fibrosi all’utero. Solo quattro dei suoi figli potevano farle visita due volte al mese, gli altri non potevano per motivi di sicurezza. I colloqui avvenivano attraverso un vetro, parlando in un citofono. Liberata è tornata a casa.

08.) Reema Riyad Hasan Abu Arrazaq Daraghmeh  ريما رياض حسن ضراغمة
29 anni nel 2012. Detenuta dal 28/07/2004 e condannata a 25 anni. E’ di Tubas (Jenin) e era detenuta a HaSharon. Suo fratello è pure lui un detenuto politico. Liberata è tornata a casa.

09.) Polishchuk Irina Sarahna ايرينا بولي سراحنه

35 anni nel 2012, detenuta dal 22/05/2002 e condannata a 20 anni.

E’ di Deisha (Betlemme) e era detenuta a HaSharon. Madre di due bambini è moglie di un prigioniero politico palestinese, Ibrahim Sarahna (condannato a 6 ergastoli). Nel marzo 2010 il Governo Sionista ha annunciato che l’avrebbe deportata in Ucraina entro un mese. Una delle tante minacce e forme di pressione nervosa che insieme alle perquisizioni corporali applica spesso. Liberata è tornata a casa.

10.) Abeer Isa Atef Amro عبير عيسى عاطف عمرو
34 anni nel 2012,detenuta dal 22/02/2001 e condannata a 16 anni. Di Dura (Hebron-al khalil) era detenuta ad AdDamon. Accusata di aver tentato di accoltellare un militare sionista. Soffre di dolori alla schiena, allergia alla pelle, anemia, problemi alla vista e all’udito (dopo i pestaggi subiti a Tel Mond). Ha perso molti chili (da 80 a 42) da quando, cinque anni fa, ha sofferto di una grave mancanza di vitamina B12 che non è stata curata e che le ha procurato un ricovero in ospedale in stato di incoscienza. Veniva portata ai colloqui con mani e piedi sempre incatenati e tenuta in una cella con la luce costantemente accesa. Liberata è tornata a casa.

11.) Futna Mustafa Khalil Abu Ayyash فتنةمصطفىابوالعيش
27 anni nel 2012, detenuta dal 21/07/2006 e condannata a 15 anni. E’ di Nablus era detenuta a AdDamun. Liberata è tornata a casa.

12.) Ibtisam Abdel-Hafith Faiz Issawi بتسام عبد الحافظ فايز العيساوي

47 anni nel 2012, detenuta dal 04/11/2001 e condannata a 14 anni e 11 mesi.

Di Gerusalemme e madre di 6 bambini. Liberata è tornata a casa

E dopo 10 anni di prigione è …..

13.) Iman Mohammad Hasan Ghazzawi إيمان محمد حسن غزاوي
37 anni nel 2012, detenuta dal 03/08/2001 e condannata a 13 anni e 2 mesi. Ha scontato 11 anni di detenzione. Di Tulkarem era detenuta ad AdDamun per un attentato a una pattuglia sionista. Mardre di due bambini (Samah di 11 anni e Jihad di 12 anni nel 2011) che vivono con la nonna del padre. Soffre di gastrite e di dolori reumatici, forti dolori alla testa e alle articolazioni, conseguenza dell’interrogatorio subito. Era la detenuta da più tempo nelle carceri ebraiche, e suo marito, Shaker Barakat Esheh (38 anni), è stato arrestato il 10/8/2001, cinque mesi dopo la moglie e condannato a 18 anni. Quando è stata arrestata ha subito pesanti interrogatori a Ar Ramleh. Nonostante abbia ottenuto il permesso di poter vedere il marito ogni tre mesi, la decisione non è mai stata fatta rispettare. Liberata è tornata a casa.

14.) Wafa’Samir Al-Bis’ وفاء سمير البس
28 anni nel 2012, detenuta dal 20/06/2005 e condannata a 12 anni.
E’ di Jabalia (Gaza) ed era detenuta a HaSharon. Per 7 mesi è stata separata dalle altre detenute, e posta nella sezione delle criminali comuni della prigione di Neve Tirza (Ramleh), assieme a Amneh Mounah. Il 17 Marzo 2010 la Corte di Petah Tiqva ha disposto il suo isolamento per altri 3 mesi e infine in Aprile è stato deciso di trasferirla nel braccio delle politiche della prigione di Damon (Carmel Mountain), ma la decisione non è stata applicata. La cella in cui era detenuta a Ramleh era molto piccola, isolata, non poteva avere libri ne giornali, solo un ora al giorno al passeggio e divideva gli spazi con prigioniere comuni che le rendevano la vita difficile. Il 9 Febbraio 2011 è stata trasferita a HaSharon.
E’ di Gaza e non riceveva visite. Come risultato del suo interrogatorio, Wafa’ ha perso un occhio. Ha subito bruciature sul 50% del corpo, e necessita di cure.  Liberata è tornata a casa. Fathà dice che non ha solidi per curala dalle bruciature e dalle altre malattie che ha.

15.) Amal Fayez Jum’a  أمل جمعة
44 anni nel 2012, detenuta dal 09/05/2004. Condannata a 12 anni. E’ del campo profughi di ‘Askar (Nablus). Era deteuta a HaSharon. Soffre di Cancro all’utero, ed è stata detenuta in ospedale nel marzo 2010 in condizioni che vi lascio immaginare (legata al letto, senza visite, con problemi di ogni tipo). L’unico che poteva farle visita è il fratello, ma necessitava di una sedia a rotelle che non aveva. L’associazione Yusef Al Sadeq (prisoners support association) le aveva mandato un ginecologo dopo che le hanno asportato l’utero (cancro uterino) e riportata in carcere. Liberata è tornata a casa. Ha iniziato uno sciopero della fame per ottenere le cure che le necessitano, in quanto l’autorità palestinese diceva di non poterle fornire. Soffre di sanguinamento nello stomaco, infiammazione di un rene, mancanza di zuccheri, colesterolo, danni ai denti e alle articolazioni, malattie prodotte dal carcere e in conseguenza del cancro uterino. Voglio ricordare che l’amministrazione carceraria l’ha ricoverata per  un’anno e due mesi, senza fornirle cure adeguate esolo dopo il ricorso in tribunale (lunghissimo) ha potuto avere un medico palestinese.

16.) Mariam Salem Suleiman Tarabeen مريم سالم طرابين
26 anni nel 2012, detenuta dal 24/01/2005 e condannata a 8 anni + 6 mesi. E’ di Jericho (Kufur Qalil, Ariha) era detenuta a Neve Tirza. E’ stata messa in isolamento in condizioni molto dure nel maggio 2008 a Neve Tirza (un’ora di passeggio al giorno e una cella piccolissima nel braccio delle detenute comuni). Nel Luglio dello steso hanno hanno perquisito violentemente la sua cella legandola, picchiandola e tenendola in uno stanzino per 12 ore. Nel settembre è stata trasferita a HaSharon. Nel Marzo 2011 è stata messa isolata nel braccio delle criminali di Neve Tirza. La sua richiesta è di ritornare a HaSharon. Liberata è stata  deportata a Gaza.

17.) Randa Shehateet رندة محمد يوسف الشحاتيت
27 anni nel 2012. Arrestata per la prima volta il 28 Marzo 2004 per resistenza ai soldati alla Tomba di Ibrahim. Durante l’interrogatorio nella colonia di Kiryat Arba è stata duramente picchiata e le sue confessioni estorte sotto la minaccia di percosse e torture. Durante il carcere si è diplomata. E è stata rilasciata il 31 Gennaio 2007. Riarrestata il 6 Gennaio 2009 e condannata a 50 mesi (4 anni e due mesi) di detenzione per il tentativo di uccidere un colono alla Tomba dei Patriarchi, dopo l’aggressione a Gaza del 2008.

E’ del villaggio di Dura-Abu Seif (Hebron) e attualmente detenuta a Ad Damun.  Ha dichiarato appena liberata:”La resistenza è l’unica soluzione per la liberazione di coloo che sonoancora in carcere. Hanno bussato tutte le porte del mondo chiedendo la loro liberazione ma non è venuto fuori a passeggio nemmeno un prigioniero.Ci sono stati molti anni di negoziati ma non si è ottenuto nulla. Liberataè tornata a casa, ma non sono finite le perquisizioni a casa sua, e inoltre i soldati dell’occupazione hanno eretto sulla casa di fronte alla sua una postazione militare e la minacciano continuamente di non proseguire le sue attività politiche.

18.) Sanabil Nabigh Sleiman Breeki سنابل نابغ سليمان بريك
23 anni nel 2012, detenuta dal 22/09/2008 e condannata il 21 aprile 2010 a 40 mesi di carcere e 1400$ di ammenda (5.000 shekel). E’ di Nablus ed è militante di Fatah, studente di legge alla Al Najah University. Era detenuta a HaSharon per aver gettato della acqua bollente in faccia a un soldato al checkpoint di Hawara a sud di Nablus. Il suo periodo di detenzione è stato esteso per la 40th volta. Aveva 19 anni. Arrestata al checkpoint di Hawara (Nablus) ha subito gli interrogatori a Petah Tiqva, dove è stata tenuta per un lungo periodo con le mani legate dietro la sedia. I suoi parenti hanno il divieto di farle visita e suo fratello è troppo giovane per accedere ai colloqui.

Liberata è tornata a casa.

19.) Fatin Bassam Shafi’ Al-Saadi فاتن بسام شافع السعدي
27 anni nel 2012, detenuta dal 20/05/2008 e condannata a 4 anni. E’ una cittadina Brasiliana palestinese, che vive a Jenin ed era detenuta a AdDamon. Ha già scontato oltre 2/3 della pena, ma si rifiutano di liberarla. Inoltre continuano a fare angherie ai famigliari, i quali ogni volta si vedono negare il permesso per andarla a trovare, spesso nelle vicinanze del carcere. Suo fratello Shafi’ As-Saadi è stato condannato a 4 anni e mezzo. Liberata è tornata a casa.

20) Aisah Mohammad Abayat عايشة العبيات محمد أحمد 

Di Surif (Hebron), 26 anni nel 2012, è stata in prigione complessivamente 6 anni e mezzo nel periodo (2002-2008). Arrestata quando aveva appena 15 anni è stata posta in isolamento nelle carceri di Kishon (Al-Jalameh), Ayalon (Ramle) e HaSharon (Tel Mond) più volte, anche in seguito di suoi numerosi scioperi della fame. E’ stata riarrestata a Betlemme il 13/08/2009, dopo che il 24/6/2008 era stata scarcerata il

13 Agosto 2009, e condannata dalla corte di Salem a 3 anni di carcere, con l’accusa di aver provato ad accoltellare un soldato a Betlemme. Era detenuta a Ad Damon. Soffre di problemi alla schiena e di infiammazione al nervo di un orecchio e necessita di cure specialistiche. Le autorità d’occupazione proibiscono ai suoi paenti di farle visita, e solo sua madre ha potuto vederla una volta sola. Ha 4 fratelli, uno ridotto in sedia a rotelle, uno (22 anni) ha passato in detenzione amministrativa 4 mesi a Ramleh, in ospedale, uno (20 anni) tuttora in carcere a Ofer. Liberata è tornata a casa.

21.) Nisreen Abu Zeinah نسرين عاطف أبو زينة

28 anni nel 2012, detenuta dal 18/08/2009 e condannata a 2 anni e 10 mesi. Di Tulkarem era detenuta a AdDamon. Liberata è tornata a casa.

22.) Mahmoud Hassan Odeh  عبير محمود حسن عود

28 anni nel 2012, detenuta dal 09/07/2009 e il 30 Dicembre 2010 condannata a 28 mesi di carcere e a 3000 shekel ammenda. E’ di Tulkarem e attualmente e era in isolamento a HaSharon. Avrebbe dovuto essere liberata il 10 luglio 2008 ma la hanno liberata solo nel Marzo 2009. Tre mesi dopo la sua scarcerazione è stata riarrestata è posta in detenzione amministrativa per 6 mesi (in isolamento a Neve Tirza, dove è stata incappucciata, legata perquisita e picchiata nelle 12 ore successive al trasferimento da HaSharon). Due suoi fratelli sono stati uccisi e altri cinque si trovano nelle prigioni ebraiche. Le autorità d’occupazione le proibiscono le visite dei parenti. E’ stata più volte messa in isolamento per essersi rifiutata di sottoporsi a perquisizioni corporali (nuda) e per essersi rifiutata quando malata di presentarsi alla conta (avviene quattro volte al giorno). Oggi la puniscono per qualsiasi protesta faccia. Soffre di problemi al torace. Liberata è tornata a casa.

23.) Ramia Abu Samara مية راتب حسن أبو سمره
Ha 33 anni nel 2012, detenuta dal 16 Dicembre 2010 e in attesa di processo. Di Yata (Al Khalil-Hebron). Arrestata è stata portata al centro interrogatori di Qiriat Arba (Al Khalil Hebron). Trasferita contro la sua volontà da AdDamon a Hasharon, ha attuato uno sciopero della fame, finendo in cella d’isolamento guardata costantemente con telecamere. Alla fine il 3 Aprile 2011 è stata riportata a AdDamon. Casalinga, sposata con il prigioniero Amjad Abu Samra (arrestato 9 anni fa) condannato a 30 anni e detenuto nel deserto a Nafha. Soffre di infiammazioni e blocchi alle arterie e non riceve cure. Liberata è tornata a casa.

24.) Hanan Ahmed Ali Al Hmoz حنان حموز

42 anni nel 2012, arrestata il 11-10-2010 e condannata il 28 marzo a 30 mesi e 3.000 shekel di multa. E’ di Betlehemme ed era detenuta a HaSharon. Madre di tre figli (di 15, 17 e 20 anni) è stata interrogata al Russian Compound Detention Center (Moskobiya, Jerusalem), detenuta a Neve Tirza (Ramleh) e a metà Novembre 2010 trasferita a HaSharon. Liberata è tornata a casa

25.) Alia Muhammad Yahya Jadallah Al-Jabari  علياء محمد يحيى جاد الله الجعبري
32 anni nel 2012, arrestata il 15 aprile 2011 era agli Arresti Amministrativi. E’ un insegnante di Hebron-Al-Khalil e era detenuta a HaSharon.Arrestata all’una di notte da un ingente dispiegamento di forze, con jeep fuori dalla sua casa che dagli altoparlanti le intimavano di uscire. Perquisita la casa per tre ore, le sono stati portati via tutti gli oggetti personali e i suoi documenti. Dopo l’arresto ha subito il solito standard durissimo interrogatorio, per oltr 20 giorni. Soffre di gravi malattie che richiederebbero continue cure specialistiche dovute a gravi problemi al fegato, alle tiroidi e ha inoltre subito un intervento a un orecchio che necessita di delicate cure che non vengono fornite. Suo fratello Mahmud é stato arrestato 12 volte e ha passato complessivamente oltre 20 anni di carcere. Liberata è tornata a casa.


26.) Hana’ Yahya Saber Ash Shalabi هناء يحيى صابر الشلبي
30 anni nel 2012, arrestata il 14-09-2009 e messa agli Arresti Amministrativi. Di Burqin (Jenin) era detenuta a HaSharon. Ha 9 fratelli. Suo fratello Samer (24) è stato ucciso dall’esercito occupante il 29-09-2005, mentre sua sorella Huda è stata anch’essa agli arresti amministrativi in passato e un suo fratello detenuto nelle carceri dell’occupante per diversi mesi. Arrestata, è stata interrogata pesantemente per 8 giorni al Kishon (Jalameh), dalle 15,30 alle 10 del mattino, in periodo di Ramadan, con offese e minacce sociali e sessuali, ha portato avanti uno sciopero della fame e della sete per tutta la durata dell’interrogatorio, anche perchè aveva perso la nozione del tempo. Trasferita poi a HaSharon, il 6/10/2009 le sono stati notificati 6 mesi di arresti amministrativi. Il secondo periodo di arresti amministrativi (6 mesi) è terminato il 12.08.2010. Il terzo rinnovo degli arresti doveva scadere il 15-03-2011, ma è stato rinnovato per la quarta volta di altri 4 mesi nel Luglio 2011. In Agosto un suo appello al Tribunle le ha ridotto di un mese la durata della detenzione senza accuse ! Liberata nell’Ottobre 2011 in seguito allo scambio di prigionieri (prima fase) è stata arrestata ancora il 13 Febbraio 2011 e posta agli Arresti Amministrativi nuovamente. Da quando è stata riarrestata è in sciopero della fame. Il 02-02-2012 le autorità del carcere l’hanno messa in una cella d’isolamento nella sezione delle criminali comuni. Suo padre Yahya (67) ha iniziato uno sciopero della fame senza termine per chiederne la liberazione e l’abolizione della detenzione amministrativa. Il 29 Marzo 2011, dopo 43 giorni di sciopero della fame, e in seguito alle sue gravi condizioni di salute, ha accettato la liberazione in cambio della sua deportazione a Gaza. Addameer è PHR non hanno potuto ancora vederla, e non confermano che abbia accettato di interrompere lo sciopero della fame. Il 1 Aprile 2012 è stata deportata a Gaza, e non lo desiderava.

27.) Linan Yusuf Abu Ghulmeh  نان ابو غلمة
32 anni nel 2012. Arrestata il 9 Settembre 2004 era agli Arresti Amministrativi. E’ di Beit Furik (Nablus) e attualmente a AdDamun. Linan ha un salone di bellezza a Burin, dove vive, ed è la terza di 4 sorelle e 7 fratelli. Nel 1998, si è sposata con il compagno Amjad Mulaitat, successivamente ucciso dalle forze d’occupazione il 6 Luglio 2004. Nel 2000 il fratello di suo marito è stato messo in prigione agli arresti amministrativi. Sessantaquattro giorni dopo il martirio del suo compagno, il 9 Settembre 2004 è stata arrestata al checkpoint Huwarra (Nablus), imprigionata a Ramlah e HaSharon, e infine condannata a 4 anni per aver programmato di uccidere un soldato. Altri due anni le sono stati aggunti per le attività del marito e per quelle del fratello (il compagno Ahed Abu Ghoulmeh all’ergastolo con Ahmad Sa’adat). E’ stata rilasciata il 2 ottobre 2009 (doveva essere rilasciata l’ 8 settembe 2010), dopo 5 anni di carcere, in cambio del video di Shalit, assieme ad altre 20 prigioniere. Il 15 luglio 2010, dopo in suo viaggio in Siria, è stata riarrestata a Burid, durante un raid notturno nel suo paese contro il Fplp, assieme a sua sorella Taghreed e altri 6 membri della sua famiglia. Portata nel centro di detenzione di Huwarra (a sud di Nablus) e poi al centro detentivo di Petah Tikva e stata sottoposta a 40 giorni di pesanti interrogatori in isolamento, dalle 6 del pomeriggio fino alla mattina del giorno successivo, con sole 4 ore di sonno permesse, 10 minuti per mangiare, e tenuta costantemente con le mani legate dietro una sedia. La cella dove è stata tenuta era priva di finestre, con luce artificiale sempre accesa In questo periodo ha perso oltre 10 kg, e la sua salute è fortemente peggiorata. Il 24 agosto 2010 le sono stati imposti 6 mesi di detenzione amministrativa, e il 28 Agosto trasferita nella sezione per criminali comuni (braccio 2) della prigione di HaSharon, mentre sua sorella Taghreed è stata messa nel carcere di Damon (in violazione alla 4 convenzione di Ginevra). Come protesta Linan ha iniziato uno sciopero della fame il 26 Ottobre 2010, finendo due giorni dopo in isolamento punitivo, dove è rimasta fino al 19 Dicembre. Dal 19 Dicembre ha attenuato il suo sciopero della fame, accettando solo un pasto al giorno. Anche dopo il rilascio di Taghreed il 2 Gennaio, Linan ha continuato la sua protesta per uscire dall’isolamento. Il 13 Gennaio è stata trasferita a Damun, e il 25 Gennaio le sono stati comunicati per la seconda volta altri 6 mesi di Detenzione Amministrativa (dopo aver passato un primo periodo di 5 mesi). Gli abusi a cui è sottoposta sono tipici:da quelli fisici, a quelli psicologici, al sequestro degli effetti personali, alle perquisizioni improvvise notturne, al sequestro dei soldi, libri, della biancheria, etc. bagni sono fuori dalle celle, e bisogna chiedere il permesso per andarci. Le visite sono ovviamente sospese. Sia Linan che suo fratello Ahed erano sottoposti a isolamento. Linan a AdDamon, Ahed a Ramleh (dal 14 Gennaio 2010). Agli inizi di Gennaio 2011 un gruppo di prigioniere politiche che aveva espresso solidarietà a Linan attuando uno sciopero della fame come protesta (Jayyousi, Qasim, Ghanimat e Karajeh) sono state punite con la sospensione delle visite e dell’accesso allo spaccio interno per un mese. Liberata è tornata a casa.